Comunicazione e regia di Care per Vittorio Sgarbi su Caravaggio

Giovedì 16 novembre è andata in scena al Teatro Verdi di Pordenone la lectio magistralis di Vittorio Sgarbi su Michelangelo Merisi da Caravaggio intitolata ECCE CARAVGGIO – Da Roberto Longhi a oggi. Promotrice dell’incontro, Kronospan, realtà di punta a livello mondiale nella produzione di pannelli a base legno per l’industria dell’arredamento con sede italiana a San Vito al Tagliamento.

Sulla comunicazione e la regia dell’evento la firma di Care.

L’appuntamento è stato il primo di una serie di incontri su arte, storia, economia e impresa, affidati ad alcune tra le voci più autorevoli del panorama nazionale e internazionale, organizzati dall’azienda nel quadro di una filosofia di impresa che assegna alla cultura il ruolo di leva primaria per lo sviluppo del territorio in chiave di crescita e apertura al mondo.

A precedere l’incontro vero e proprio, un talk che ha visto avvicendarsi ai microfoni, davanti a una platea gremita, l’amministratore unico e il direttore marketing di Kronospan Italia, e il presidente di Confindustria FVG, i quali hanno offerto le proprie testimonianze e i propri punti di vista in merito a quanto sia importante per il mondo dell’industria unire alla cultura del saper fare quella del saper fare cultura.

La serata vera e propria è iniziata quando è salito sul palcoscenico Vittorio Sgarbi che, a partire dalla descrizione dell’ultima opera entrata, anche per merito suo, a far parte del catalogo di quelle attribuite con certezza al Caravaggio, un Ecce Homo (Pilato presenta alla folla il Cristo flagellato e coronato di spine) comparso sul mercato antiquario a Madrid nel 2021, ha illustrato il percorso artistico del grande maestro nato a Milano dagli esordi romani (non sono rimaste opere del periodo che precede il suo arrivo nella capitale) alla fuga forzata, ferito, dopo l’omicidio commesso durante un duello, dapprima nelle proprietà in Lazio dei suoi protettori Colonna, poi a Napoli, Malta, in Sicilia e di nuovo a Napoli, fino alla morte, avvenuta a Porto Ercole in circostanze mai chiarite a nemmeno trentanove anni compiuti mentre stava rientrando a Roma perché graziato. 

Sgarbi non ha mancato di sottolineare l’importanza del rapporto di Michelangelo Merisi con il lavoro dei grandi pittori cinquecenteschi di area padana, perciò lombardi ed emiliani, nonché con quello di alcuni tra i più celebri maestri veneziani, giungendo a riconoscere un ruolo nella sua multiforme formazione pittorica anche al nostro illustre concittadino Antonio de’ Sacchis detto il Pordenone, alcune opere del quale l’artista ebbe – ha affermato Sgarbi – sicuramente modo di ammirare e metabolizzare. 

Non sono mancati da parte del critico i richiami a Pier Paolo Pasolini, alunno di Roberto Longhi, il grande storico dell’arte che di fatto riconsegnò Caravaggio al successo di critica e pubblico dopo tre secoli di oblio con uno straordinario lavoro di ricerca culminato nella celebre mostra del 1951, facendo rilevare l’indubbia somiglianza tra il suo approccio all’arte e alla vita e quello del pittore.

Lo studioso ferrarese ha offerto una narrazione molto partecipe, che ha visto alternarsi ai momenti di approfondimento specialistico quelli più leggeri caratteristici del mattatore mediatico che ben conosciamo, sempre comunque nel segno di una formidabile capacità di divulgazione, il cui risultato è stato il piacere di vedere una platea particolarmente attenta e coinvolta.