Intelligenza artificiale meets creatività visiva: la genesi di una nuova alleanza tra uomo e macchina?
Avete presente gli affreschi realizzati sulla volta della Cappella Sistina da Michelangelo Buonarroti? La risposta non può essere che affermativa: chi non li ha ammirati almeno una volta, anche solo di sfuggita, riprodotti in un libro, in rete, su un periodico o in tv? Parliamo di circa 550 metri quadrati di bellezza sublime, realizzati dal grande artista fiorentino, al netto di alcuni piccoli interventi degli assistenti, completamente da solo, compiendo in quattro anni, dal 1508 al 1512, una delle più grandi imprese artistiche dell’umanità.
Sorvolando sull’incalcolabile mole di fatica che quest’opera costò al Buonarroti, è difficile ancor prima immaginare quanto spese in termini di sforzo creativo per ideare una rappresentazione così iconograficamente complessa, che annovera ben 392 figure di straordinaria magnificenza, tra cui le sibille, i profeti e i personaggi che popolano gli episodi biblici della Genesi.
Ora, dato che da “genesi” a “generativa” la distanza verbale è molto breve, cogliamo la palla al balzo per porci una domanda:
se Michelangelo avesse avuto a disposizione l’intelligenza artificiale generativa l’avrebbe usata?
È un quesito bizzarro, certo, ma ci serve come “provocazione”, per introdurre un argomento controverso e per noi di grande attualità: creatività visiva e AI.
Come crea le immagini l’intelligenza artificiale?
L’intelligenza artificiale crea le immagini partendo dal caos. Sì, avete capito bene, il caos; in questo caso una sorta di nebbia digitale molto fitta dalla quale le immagini vengono fatte emergere attraverso un processo di graduale messa a fuoco. In pratica, sotto la guida delle indicazioni che le vengono fornite, la rete neurale artificiale dell’AI dirada progressivamente questa foschia scegliendo di focalizzarsi su ciò che più si avvicina al prompt (il testo con cui l’utente chiede all’IA di eseguire un’attività specifica). Dopo una serie di passaggi l’immagine desiderata prende forma fino ad assumere un aspetto compiuto.
AI e contenuti visivi: più che una soluzione un’ispirazione
Sono parecchi ormai gli strumenti fondati sull’intelligenza artificiale ad aver fatto il loro ingresso anche nel mondo della grafica e del design. Si tratta di tool che danno a chi si occupa di creatività visiva l’opportunità sia di esplorare rapidamente nuove possibilità, sia di affrontare nuove sfide, misurandosi con i risultati non tanto in termini di soluzioni definitive, bensì di stimoli per realizzare qualcosa di inedito.
Programmi come Adobe Firefly e piattaforme quali MidJourney e DALL-E consentono di generare velocemente immagini sulla base di descrizioni, da una parte semplificando il lavoro, dall’altra fornendo la coordinate per esplorare possibilità altrimenti difficilmente immaginabili.
L’AI non sostituisce la matita
Secondo un rapporto di PwC, prestigiosa società di consulenza e direzione strategica, il mercato dell’intelligenza artificiale generativa è destinato a una crescita esponenziale, con una ricaduta diretta anche sulle professioni creative.
Attenzione però, questo non significa che un art director degno di questo nome non debba più essere in grado di mettere giù a matita lo schizzo di un corpo umano che non sembri un manichino o di un albero che non assomigli a un palo della luce (vanno benissimo anche i gattini, basta che non paiano dei cagnolini): se chi si occupa di creatività visiva non ha le basi, il suo rapporto con l’AI rischia, infatti, di diventare un “AHI, AHI, AHI”. Fermo restando che l’AI può essere addestrata a generare immagini riconducibili a più mezzi, tra cui pittura, illustrazione e fotografia, per fornirle un prompt come si deve è indispensabile avere la padronanza dei princìpi della rappresentazione visiva.
Detto in altre parole? Astenersi furbetti in cerca di scorciatoie e dilettanti: la notizia è che l’AI aiuta, ma non solleva dalla necessità di applicarsi con impegno, studiare, fare pratica sul campo e coltivare il proprio talento.
La materia grigia resta la tecnologia più potente e sofisticata
In sostanza, l’intelligenza artificiale è un ottimo strumento al servizio delle immagini, ma ciò non toglie che usarla in modo superficiale e acritico possa risultare dannoso. Il primo pericolo dietro l’angolo è l’appiattimento creativo: in modelli predefiniti con cui funziona l’AI spingono a produrre soluzioni visive tendenzialmente simili tra loro, a discapito dell’originalità, della distintività e perciò della capacità delle immagini di attrarre e sedimentarsi nella memoria dello spettatore. Inoltre, non è scontato che l’AI riesca sempre a cogliere le sfumature e a tradurre i prompt in risultati soddisfacenti anche dal punto di vista della capacità di suscitare emozioni, cioè quella “magia” che consente di instaurare un rapporto più profondo col pubblico.
Morale della favola (una favola scritta da noi, non da ChatGPT)? La materia grigia dell’homo sapiens è ancora la tecnologia più potente e sofisticata in circolazione. Utilizzare l’AI in modo intelligente significa delegarle le mansioni più tecniche e ripetitive, riservando ai proficui scambi tra i due emisferi del nostro cervello il compito e il piacere di tracciare la rotta strategica e creativa dei progetti di comunicazione visiva.
Ricollegandoci al titolo dell’articolo, concludiamo dicendo che anche per quanto riguarda le immagini l’intelligenza artificiale va considerata non una nemica, bensì una buona alleata della cara, vecchia creatività umana.