Influencer e influenza sulla reputazione dei brand: alcune riflessioni ispirate dall’attualità

La vicenda che ha coinvolto di recente la regina delle influencer e una nota marca di prodotti dolciari ha fatto emergere alcune dinamiche, non certamente virtuose, della comunicazione che si affida sistematicamente a questo tipo di figure. Quanto è accaduto ha fatto molto rumore, al punto da lasciare immaginare che quello dell’influencer marketing sia un modello destinato a essere ridimensionato.

C’è di mezzo l’etica? Sì, e a nostro avviso è un valore che in comunicazione non può essere relegato a fattore complementare, al quale appellarsi solo quando fa comodo, spegnendo e accendendo a piacimento l’interruttore della deontologia. Comunicare in modo trasparente significa farsi comprendere correttamente, risultando credibili e intenzionati a costruire rapporti solidi e duraturi col target. Non farlo significa, per dirla in modo molto semplice, rischiare di passare per quelli che non mantengono le promesse.

Sgombriamo comunque subito il campo da eventuali equivoci: gli influencer sono imprenditori e in quanto tali promuovono il proprio business. Va detto però che le committenze non sempre prestano la necessaria attenzione alla loro autenticità in quanto persone e alla qualità dei messaggi che veicolano.

Gli errori, specie se gravi, possono danneggiare sia il rapporto che le marche hanno instaurato col pubblico per mezzo degli influencer, sia l’immagine di questi ultimi nei confronti degli utenti dei social media. Il fatto che Threads, l’ultima piattaforma affacciatasi sulla ribalta mediatica, non abbia accolto con particolare calore i protagonisti dei fatti da cui traggono spunto queste nostre considerazioni, a tale proposito la dice lunga.

Fermo restando che non è compito nostro dare giudizi definitivi sulla questione, una cosa ci sentiamo di poterla dire: quando in ballo ci sono iniziative di solidarietà, il senso di responsabilità, sia dell’influencer sia del brand che si affida a esso, deve essere assoluto.

La domanda a questo punto, però, sorge spontanea. Se, per ipotesi, il modello dell’influencer marketing dovesse essere messo da parte, cosa potrebbe prendere il suo posto? Difficile dirlo. Ci limitiamo a dire ciò che noi, come molti altri, pensiamo in termini generali, ossia che per costruire relazione le aziende non debbano affidarsi unicamente ai social e che la strada giusta da imboccare sia quella di ritornare a scommettere di più sui canali “proprietari”, vale a dire il sito web, la newsletter, il blog e così via.

In ogni caso, a conclusione di queste brevi (e ci auguriamo interessanti) riflessioni, ci sentiamo di poter ribadire che la sfida della buona comunicazione resta sempre la stessa: cercare di coinvolgere il pubblico creando contenuti di valore, fondati su idee distintive, coerenti e adattabili il più possibile a tutti i media.