Note a margine: l’importanza di “ascoltare” le immagini

La barra sull’icona a forma di altoparlante. È lei che nei social vanifica gli sforzi che i comunicatori compiono per associare i suoni giusti ai contenuti video. Ma perché è così importante la musica? Perché è a tutti gli effetti un mezzo di comunicazione e offre opportunità espressive diverse, che completano e valorizzano quelle delle immagini.

Prendete lo storico spot di Nike per il modello di sneakers Air Revolution del 1987. Provate a guardarlo con l’audio disattivato. Fatto? Ecco, adesso provate a guardarlo attivandolo. Sentito? Sì, è “Revolution” dei Beatles, capolavoro scolpito su vinile dai quattro baronetti di Liverpool nel 1968. Ebbene, una cosa è certa: senza le voci, le chitarre, il basso e la batteria di quel brano iconico e perfettamente in tema, nonostante una creatività visiva che buca lo schermo e la presenza di star dello sport quali John McEnroe e Michael Jordan, quei trenta secondi di pubblicità non avrebbero avuto lo straordinario successo che hanno avuto, a beneficio del fatturato del brand.

Vi basta? Allora prometteteci che d’ora in avanti, con un click o con un tap, prima di guardare un video attiverete l’audio. E se vi imbatterete in un lavoro fatto da noi, vi renderete subito conto che non è stato pensato per essere muto. Ok, non aspettatevi John Lennon, Paul Mc Cartney, George Harrison e Ringo Starr: vi garantiamo però che sarà il sound adatto a quel contenuto; e lo sarà, a maggior ragione, perché noi i video non solo li ideiamo e li sceneggiamo, ma li produciamo integralmente, dalla lavorazione alla post-produzione, fino alla scelta della musica e alla ricerca del modo migliore di farla interagire con ciò che scorre sullo schermo.

Un paio di esempi di come completiamo con le sette note il lavoro realizzato dai nostri creativi e dai nostri videomaker? Li trovate in questa stessa pagina.

Concludiamo dicendo, tra il serio e il faceto, che non sarebbe male lanciare una campagna per promuovere l’attivazione dell’audio nei contenuti video sui social. Per il claim basterebbe rubare a Gabriele D’Annunzio – copywriter ante litteram, tra l’altro ideatore del nome “La Rinascente” – il celebre motto in latino memento audere semper, ossia “ricordati di osare sempre”, e, semplicemente cambiando una vocale, trasformarlo in memento audire semper, cioè “ricordati di udire sempre”.

Funzionerebbe? Chissà.